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domenica 12 luglio 2009

Cos'è un leader?



Un leader "naturale" cosi come ce lo insegna la sociologia, l'antropologia e la psicoanalisi -specialmente quella bioniana- è un individuo o un gruppo di individui (leadership) che trova una soluzione ad un dato problema. In condizioni normali il problema del gruppo è temporaneo, come il leader che emerge per risolverlo, gli altri membri a parità di informazioni e accesso alle risorse non ascoltano il leader del momento come atto dovuto, ma come libera verifica della realtà dei fatti.
Da 5.000 anni non è più cosi. I leader non sorgono per un dato momento problematico e non si occupano di un singolo problema, inoltre non vengono ascoltati ma obbediti ... il che è sostanzialmente diverso. Come è successo?
Se un leader o una leadersheap vuole conservare nel lungo periodo i suoi poteri, imponendoli e selezionando l'accesso alla leadersheap con un sistema di casta, non deve far altro che crearsi IL PROBLEMA ... un problema vissuto dal gruppo, che rinnovi se stesso. Nel caso delle gerarchie religiose il problema perpetuo è la morte e il leader è il sacerdote che conosce la via alla vita eterna in un universo parallelo che si raggiunge se si obbedisce alla legge ... solo dopo morti il problema è risolto, sacerdoti e discepoli tornano uguali, come nel momento del gruppo senza problemi.
Con l'agricoltura e l'allevamento degli animali si è creata secolo dopo secolo un aumento delle risorse alimentari che secondo una legge economica appartenente anche alla natura ha portato man mano ad aumentare nelle zone fertili la densità di popolozione allungando la vita ... in questo modo nei casi di scarso raccolto la natura in se non basta più a soddisfare i bisogni della gente. Pertanto si crea un secondo problema perpetuo: quello del lavorare per vivere. Questo implica che sarà il singolo stesso a scegliersi -quando può scegliere- il leader a cui obbedire. Si è creato cosi nei secoli e nei millenni la finta esigenza di capi per poter sorreggete una civiltà, che altro non è che l'addomesticamento dell'uomo sull'uomo, fatto rendendo precarie le risorse che per natura dovrebbero essere sufficienti per tutti.

Nei casi normali, di normale interattività all'interno di un gruppo i leader sono "tutti e nessuno". Esistono dei ruoli che fanno si che ognuno abbia un posto nel gruppo che lo rende leader nei momenti in cui la sua personalità lo rende utile ad un dato problema. Se il gruppo si perde in un bosco, emerge come leader colui che conosce i sentieri migliori, quando si esce dal bosco il leader scompare.

Tutto in questo allevamento umano che chiamiamo civiltà è volto a rendere precarie le risorse materiali e culturali in modo da avere sempre problemi che si rigenerano allo scopo di conservare la leadership. Il mercato del lavoro ne è un chiaro esempio, senza scomodare Marx, sappiamo che i salari e gli stipendi dipendono dall'offerta di lavoratori in relazione alla domanda da parte dei leader di manodopera. Più alto è il livello di disoccupati, più bassi saranno i salari. Lo scopo della leadership moderna non è quindi quello di cancellare la disoccupazione, ma di tenerla a livelli ottimali. Il precariato è un ennesimo esempio di questa politica: i contratti a tempo determinato si aprono nei periodi di bisogno di manodopera e non si rinnovano nei periodi di recessione dei bilanci aziendali.

Prendiamo il cucciolo di una tigre e facciamolo vivere in cattività, poi da adulto lo riportiamo nella foresta: cosa succederà? Morirà di certo. Cosi l'uomo si ritrova a vivere nella medesima situazione, nel medesimo "problema perpetuo" del vivere in cattività e nel non poter più tornare all'accesso diretto delle risorse naturali. Questo fa si che ognuno di noi non lavora per realizzare la sua personalità e il suo ruolo nel gruppo; ognuno di noi lavora per sopravvivere. Per non morire di fame! L'individualismo della società dei consumi, che ci isola l'uno con l'altro tagliando i legami di interazione che sono alla base delle dinamiche normali di gruppo, e che fa si che se una donna viene stuprata o un uomo morente chiede aiuto in una piazza affollata, nessuno lo aiuta, è una nuova fase di questo processo denaturalizzante, che allontanandoci sempre più dalle risorse normalmente elargite gratis dalla natura, ci rende psicopatici e meccanici.

La rete internet, originariamente sorta durante la guerra fredda a scopi nettamente meno nobili, è l'ultimo baluardo dell'uomo contro questo nuovo ordine mondiale, non necessità di leader permanenti, permette la diffusione e la verifica dei dati. Rompe attraverso i programmi di traduzione le barriere linguistiche e permette a tutti un identico accesso all'informazione. Tra le altre cose è molto difficile per i potenti controllarla ... possono oscurare i siti, ma non impedire che se ne aprano altri. Persino un mendicante, un parià indiano, con una moneta mendicata per strada può accedere da un internet caffè per un'ora al giorno alla rete, informarsi, fare amicizia con un professore Harvard e fornire informazioni a sua volta.

Credo che "Rete Viva" corrisponda molto bene a quest'ottica. E' inevitabile: date le potenzialità attuali della rete, una volta che i suoi utenti ne prenderanno coscienza e saranno sufficientemente informati sui sistemi che il nuovo ordine mondiale usa per sedare le masse; si assisterà ad una rivoluzione nuova, non violenta, che userà gli stessi canali del sistema per dissolverlo.




Ci sarà l'anarchia? Perchè no! anarchia non è disordine, ne disorganizzazione; anarchia è iperorganizzazione ma fatta in modo orizzontale, non verticistico, con leader temporanei che salgono e scendono in nome del proprio ruolo e personalità, in un'ottica comunitaria.

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Che dittatura abbiamo?




La dittatura non è mai stata la stessa, da quando è nata durante la roma antica, fino ai giorni nostri essa si presenta sempre in modo diverso a seconda delle epoche in cui si manifesta. La dittatura nasce per assolvere un compito ben preciso, assomere in periodi di grave crisi poteri straordinari nelle mani di una sola persona, che poi alla fine della crisi rimetta il suo mandato al popolo; cosi è stato per la Roma antica, nasce come una magistratura che durava solo sei mesi; a partire da Silla le cose cambiano, la dittatura diventa permanente, ciò che spesso non ci soffermiamo a notare, è l’evoluzione dei metodi con cui una dittatura si impone,come sfondo c’è sempre una situazione di grave crisi economica e sociale. Ma cambia la tecnica di presa del potere e l’immagine esteriore della dittatura. Silla è il primo a entrare a Roma con le sue truppe, Colà di Rienzo è il primo a fare uso del populismo, (siamo ancora in pieno medio evo) Robespierre è il primo a utilizzare parole come "nemico del popolo" Napoleone è il primo a usare il sistema democratico, come l’uso dei plebisciti, per legittimare il suo potere e costruire il culto della sua personalità, Mussolini fa abile uso della frammentazione dell’opposizione e dell’intimidazione. Lenin è il primo teorico del terrorismo come mezzo di conquista del potere, Hitler e Stalin sono i primi a usuffruire dei mass media per mistificare la realtà a proprio vantaggio.
Ogni dittatura è una matriosca che contiene le tecniche delle dittature passate, ognuna di esse è la conseguenza di un nuovo metodo per convincere una democrazia, che attraversa un periodo difficile, ad avviarsi docilmente verso il suicidio, nessuno si accorge di niente, quando ormai è troppotardi, col senno di poi ci si chiede: "ma come abbiamo potuto? Come abbiamo fatto a non accorgercene?" La dittatura è come un retrovirus, non si manifesta subito, attraversa prima un periodo di incubazione, in cui si nutre della stessa sostanza che intende distruggere. Ma allora oggi, che forma può assumere la dittatura?

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Due definizioni di democrazia



Prima definizione.

Il popolo sovrano secondo il principio della maggioranza elegge i suoi rappresentanti, questi hanno il controllo delle risorse e dell’informazione del territorio in cui il suddetto popolo vive. Secondo una legge economica ed evolutiva: “massimo utile col minimo sforzo” la maggioranza della popolazione potrà usufruire delle risorse e dell'informazione che i suoi rappresentanti offrono senza accedere se non limitatamente ad altre fonti di informazione; se l’informazione è sotto il controllo della classe eletta, va da se che anche il controllo delle risorse può essere gestito senza che la maggioranza possa essere informata di cose e fatti che possano farle cambiare idea,
con il conseguente ricambio di classe eletta. Va da se che leggi ed ordinamenti, non vengono fatti in nome dei fatti, ma in nome del mantenimento di un equilibrio, che permetta alla classe eletta di mantenere i privilegi acquisiti attraverso l’acquiescenza della maggioranza e il controllo delle minoranze. In parole povere la maggioranza è la conseguenza della cultura e del sistema di gestionedelle risorse della cultura dominante di un paese, non garantisce che le leggi esprimano la
verità oggettuale, garantisce solo un equilibrio ottimale nella gestione del potere, si tratta di un circolo vizioso in cui l’eletto influisce sulla decisione dell’elettorato attraverso i mezzi dell’informazione e della retorica, il fine non è il rispetto dei diritti,(quelli sono un mezzo che garantisce la libertà di mercato) il fine è l’acquiescenza pubblica, il voto è un mezzo condiviso con cui in occidente la cultura dominante garantisce una alternanza nella gestione delle risorse da parte delle varie lobby. Avete notato che in ogni legislatura alla destra succede sempre la sinistra, e cosi via? Cercate in internet l’elenco dei presidenti americani, tranne rare eccezioni, ad una amministrazione repubblicana succede immediatamente una amministrazione democratica; le eccezioni, come il caso di Roosevelt, si accompagnano a eccezionali periodi di crisi, (conflitto mondiale per Roosevelt, guerra al terrorismo per Bush) In teoria la maggioranza va alle urne e sceglie il suo voto liberamente, ma questa scelta è stata già studiata, prevista, e confezionata attraverso i sondaggi su campioni significati, attraverso leggi statistiche comprovate e ben collaudate, il voto generalmente è una conseguenza di ciò che il singolo vede nel suo ambito di vita in relazione a ciò che i media stabiliscono essere "la cosa giusta".



Seconda definizione.

Lo stato come lo conosciamo oggi ha una origine più remota di quella che di solito si pensa, noi non deriviamo dalla rivoluzione francese del 1789, ma dalla emancipazione nel medio evo di due fenomeni sociali, l’università e la figura del mercante. La prima rappresenta l’emancipazione dal dogma cattolico secondocui la scienza apparteneva solo a dio, la seconda si emancipa dal dogma secondo cui il tempo era solo di dio, (i primi banchieri infatti cominciarono a calcolare gli interessi in base al tempo corrente dall’apertura di un prestito). Entrambe queste figure nacquero quasi contemporaneamente e lottarono per strappare potere dalle figure del papa e dell’imperatore, ma solo una delle due ebbe la meglio; il mercante, che nel frattempo si evolvette nella figura del capitalista. Successe tutto in quel 14 luglio 1789 da allora la politica e la democrazia, si evolvono in ragione delle esigenze economiche, lasciando in secondo piano gli interessi scientifici, eppure sia il capitalismo che la comunità scientifica sono entrambi qualificati per controllare le risorse. Nel’68 gli studenti sapevano di avere un’arma importante in mano, ma non sapevano quale, perchè ormai, con Galileo e Newton, con la nascita delle prime accademie delle scienze; la scienza e le università rinunciarono alla gestione delle risorse, che di fatto non ebbero mai avuto, per lasciare questo compito alla politica, che di fatto è l’emanazione del capitalismo. Inoltre l’università è a sua volta divenuta una risorsa da controllare. Ma nulla ci vieta di pensare il contrario, ovverò, le istituzioni universitarie che amministrano le risorse, quello che Platone chiamava una repubblica dei filosofi. Dove la migliore soluzione ai problemi viene applicata in base ad un confronto dei dati, per accertare i fatti, in cui le cariche sono in base alle competenze acquisite e gli studenti studiano mentre lavorano nei pubblici uffici o nelle aziende svolgento compiti legati alla materia che hanno scelto.

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sabato 25 aprile 2009

La Democrazia è il buon pastore



Si discute in questi giorni, su quanto questo sistema elettorale sia rappresentativo, rispetto al vecchio, e si paventa più concretamente la possibilità di una legge elettorale dove il partito con la maggioranza relativa ottenga il 53% dei voti ... ovvero un ritorno di fatto alla dittatura, dal momento che, con la caduta dell'opposizione come forza unita e attiva, sappiamo già chi vincerà le prossime elezioni politiche ... è inutile farsi illusioni. Vediamo come è messa la stampa e -soprattutto- in che condizioni è la televisione.

La democrazia ... definirla un'utopia è riduttivo ... essa è molto peggio ... perchè l'utopia almeno trova un senso nella civiltà, questo recinto che contiene il grande gregge-popolo. Se il popolo potesse veramente scegliere, farebbe una scelta naturale ed economica: quella del massimo utile col minimo costo.
Cosa costa di più? lavorare per vivere o vivere dei frutti della terra? Se c'è un motivo per cui l'uomo non è libero, questo è la civiltà, è la civiltà che ci costringe ad essere uomo-merce-consumatore ... per quale motivo dovrei lavorare se la natura mi da già tutto ciò di cui ho bisogno? perchè esistono ristretti gruppi sociali che hanno preso il controllo delle risorse naturali. Tutto questo è successo gradualmente per 5.000 anni almeno, ormai l'umanità è civile, come le mucche sono domestiche e "disponibili" all'allevamento intensivo ... che è anche l'ultima tappa, attraverso i media, che sta attraversando oggi l'umanità.
L'uomo esiste da 500.000 anni su questa terra, solo l'1% della sua esistenza lo sta passando nella civiltà -a seconda delle regioni del mondo da molto meno- ci sono popolazioni africane che vivono da appena due secoli nella civiltà ... ma allora ... chi ci dice che, la società civile sia il naturale orizzonte di un qualsiasi gruppo umano? La democrazia è il regime attenuato; la dove la dittatura è un allevamento intensivo della pecora-uomo, la democrazia è un allevamento al pascolo.
Se si lasciasse decidere al popolo, questo gradualmente agirebbe per dissolvere tutte quelle catene che lo tengono prigioniero. La politica in questo teatro gioca un ruolo marginale ... la politica è il cane che sorveglia il gregge, lo difende dai lupi oggi, per poterlo tosare, mungere e macellare domani. Chi controlla le risorse, non è la politica, ma sostanzialmente due istanze sociali: l'aristocrazia e la religione.


Sbirulino.


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