giovedì 20 novembre 2008

Il decreto legge che non ci scalfisce



Inevitabilmente ci siamo lasciati trasportare, a ragione, dalla psicosi del DDL anti-blog; in realtà i blog di blogspot non corrono nessun rischio ... a meno che qualcuno di noi non si metta a pubblicare banner pubblicitari che sponsorizzano una nostra attività commerciale.







Vi metto a disposizione il seguente link http://movimentoparaculo.myblog.it/archive/2008/11/17/disegno-legge-levi-prodi.html

dove è possibile scaricare il testo integrale in formato pdf, del famigerato decreto legge Levi-Prodi, prestate attenzione ai seguenti articoli riportati nel link:


Art. 6 comma 1

[...] Sono esclusi dall'obligo della registrazione [al ROC, (N.d.R)] i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali. (mettere il banner di Beppe Grillo, cosi come di qualsiasi attività non vostra, se a titolo gratuito, non vi obbliga a registrarvi)


Art.7 comma 2

Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni. (nel nostro caso lo staff )


In conclusione, chi usuffruisce di un blog messo a disposizione da un sito a titolo gratuito, (come noi) è da considerarsi, ai sensi dell'Art. 6, com.1 “punto finale di vendita di un prodotto editoriale” (noi siamo clienti di questo sito, non riceviamo nessun compenso per quel che scriviamo qua dentro) Inoltre, ai sensi dell'Art.7, com.2 avendo uno staff responsabile, con tanto di regolamento interno, quello che scriviamo è già censurabile arbitrariamente dallo staff, se viene segnalato un post o un commento ritenuto illecito, o comunque in contrasto con il regolamento interno, questo può essere cancellato e addirittura in certi casi lo stesso utente viene bannato, questo perchè i gestori del sito sono responsabili dei contenuti che offre.


Questo disegno di legge è mirato contro chi con un proprio blog, ideato e messo nel web di suo pugno, totalmente responsabile dei contenuti che vi immette, lo usa anche per fare attività imprenditoriale, ed essendo il solo responsabile di quello che pubblica è anche soggetto alle leggi sui reati a mezzo stampa.


Insomma, in parole povere, si vuole legare le mani a chi con il proprio blog, baipassa tutta la filiera della produzione cartacea e televisiva dell'informazione, già nelle mani di multinazionali, partiti, e altre entità economiche che controllano le risorse economiche e la politica di un paese. I blog rappresentano una svolta epocale nella storia della libertà di stampa e di informazione, specialmente in un paese come l'Italia dove bisogna ancora, (negli altri paesi non esiste più) iscriversi in un albo di “miracolati” che hanno avuto la fortuna di trovare chi gli facesse fare tirocinio entrando in una redazione.


Questo disegno di legge è un'altra delle cosidette “leggi ad personam” tanto di moda nel nostro paese, fatte ad hoc per colpire determinate persone, o privilegiarne altre. Ci si arrampica sugli specchi per driblare l'articolo 21 della nostra costituzione che difende la libertà di opinione in ogni suo mezzo, nei limiti della decenza e delle leggi che già esistono e che non possono entrare in contrasto con la costituzione stessa.


Un popolo sedato, sotto il controllo di TV e “stampa di serie A” è la nuova panacea sognata dagli enti che gestiscono il potere dietro le quinte, pochi sanno che la televisione prese piede già ai tempi della Germania nazista, proprio con questi propositi, (per fortuna era troppo costosa perchè potesse essere già diffusa in larga scala) cosi come la radio ... si studiarono, cosi come nell'Italia fascista, delle radio a costi popolari allo scopo di diffondere la propaganda di regime, poi ... ironia della sorte, quelle stesse radio servirono agli alleati per diffondere ai partigiani di tutta Europa i propri messaggi in codice.


Sempre la radio, inizialmente sfruttata dai regimi totalitari, negli anni '70 con l'esplosione del fenomeno delle radio libere, (si ricorda la radio messa in piedi da Peppino Impastato, con la quale combattè a suo modo la mafia, in tempi in cui si diceva ancora, non esistesse) si trovò ad essere un mezzo di libertà, dove ogni cittadino diventava editore di se stesso diffondendo con le onde elettromagnetiche le sue idee. Già allora gli alti papaveri al potere combatterono per soffocarle, sempre intenti a studiare come driblare le costituzioni occidentali, che difendevano la libertà di opinione.


Oggi, sono i tempi dei blog liberi, ieri come oggi, si è formata una nuova “anomalia” nei sistemi liberali, che si ritorce su di loro, permettendo a tutti noi di diffondere le culture marginali, quelle che si pretende stiano al passo della cosi detta “cultura dominante” ... la cultura della deforestazione dell'amazzonia, delle popolazioni sotto vento del Nevada, usate come cavie per studiare gli effetti delle radiazioni nucleari, la cultura di Pino-Chet messo al potere dagli Stati Uniti rovesciando la repubblica più democratica del Sud America,(la Repubblica cilena, N.d.A) la cultura del “in tv esisto, fuori sono solo un utente che paga il canone”.


Come al solito nel nostro parlamento, si possono trovare commuoventi e patetiche situazioni di comune accordo, in nome di una trasversalità e “onestà d'animo” che compare solo quando c'è da battere cassa, solo quando la “casta” viene minacciata.

Oggi c'è andata bene, e non è il caso di allarmarsi per un decreto che non ci fa nemmeno il solletico, ma domani potrebbero trovare il “cavillo” che ci imbavaglierà tutti ... almeno in teoria ... perchè nella pratica sarà molto difficile far rispettare un decreto del genere, in un paese in cui ormai, in quasi ogni famiglia è presente un modem o un rooter.


Qualsiasi cosa dicano, la condiranno con presunte misure di difesa della sicurezza nazionale, per proporci/imporci il solito becero baratto della sicurezza in cambio di libertà ... come se le due cose fossero separabili.


Come diceva B.Franklin, (redattore della dichiarazione d'indipendenza americana) “un popolo che rinuncia ad una quota di libertà per una quota di sicurezza, non merita ne la libertà, ne la sicurezza”.

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